La batteria virtuale non è un dispositivo tecnico, è un’offerta commerciale di un fornitore di elettricità: non viene immagazzinato nulla da nessuna parte, il surplus immesso diventa una linea di credito in kWh nel contratto di fornitura. Due conseguenze che dovete mettere nel preventivo. Il credito compensa solo la parte energia della bolletta, mai il trasporto né le imposte, e il mediatore nazionale dell’energia quantifica queste due voci a quasi due terzi del prezzo del kWh, con la sola accisa a 30,62 €/MWh al 31 agosto 2026. E sottoscrivere un’offerta del genere presuppone di rinunciare all’obbligo di acquisto, la cui tariffa è ormai fissata a 1,1 c€/kWh al netto delle imposte dal decreto del 1° giugno 2026: ciò a cui si rinuncia è diventato poco, il che cambia l’arbitraggio senza renderlo evidente.
Capire la batteria virtuale per il vostro autoconsumo solare
Il principio: immagazzinare il surplus solare “in rete” invece che in casa
Una batteria virtuale è un meccanismo contabile, e nient’altro. L’impianto immette il surplus solare in rete; il fornitore di elettricità del cliente lo trasforma in un credito di energia, come un contatore «al contrario». Nessuna apparecchiatura viene posata, nessun locale tecnico è richiesto, non c’è nulla da allacciare né da manutenere. È un punto da enunciare subito in appuntamento: la parola batteria lascia intendere un’autonomia in caso di interruzione, e non ce n’è alcuna. Tutto poggia sulle clausole del contratto di fornitura.
Cosa recuperate davvero: kWh accreditati, condizioni, limiti
Il cliente recupera kWh accreditati quando consuma più tardi, la sera o in inverno. In pratica, il credito compensa solo la parte energia della bolletta. Ecco, voce per voce, ciò che resta dovuto su un allacciamento residenziale in bassa tensione fino a 36 kVA, con i valori in vigore.
| Voce della bolletta | Azzerata dal credito | Valore applicabile al 31 agosto 2026 |
|---|---|---|
| Parte fornitura, energia | sì, fino a concorrenza del saldo | prezzo del contratto |
| TURPE, componente di gestione | no | 17,12 €/anno, contratto concluso dal fornitore |
| TURPE, prelievo, quota potenza | no | 12,49 €/kVA/anno, utilizzo medio |
| TURPE, prelievo, quota energia | no | 7,21 / 3,84 / 1,66 / 1,14 c€/kWh in HPH, HCH, HPB, HCB |
| Accisa sull'elettricità | no | 30,62 €/MWh |
| CTA e IVA | no | secondo il tariffario in vigore |
Griglia TURPE 7 HTA-BT applicabile dal 1° agosto 2026, fissata dalla deliberazione n. 2026-105 della Commissione di regolazione dell’energia del 21 maggio 2026. La lettura da tenere sta in una frase del mediatore nazionale dell’energia: al momento di consumare il proprio credito, il cliente paga il trasporto e le imposte, cioè quasi due terzi del prezzo. Un kWh accreditato non vale quindi un kWh acquistato, ed è la prima cosa da mettere nero su bianco se presentate l’offerta.
A seconda del contratto, si aggiungono una data di scadenza del saldo, un tetto annuale di kWh accreditati e la perdita del saldo in caso di cambio fornitore o di trasloco. Queste tre clausole non discendono da alcuna normativa: sono ciò che il fornitore ha scelto di scrivere, e variano da un’offerta all’altra.
Le differenze chiave con una batteria fisica e con la vendita totale
Una batteria fisica porta un’autonomia locale reale, al prezzo del materiale, del suo rendimento di ciclo e della sua sostituzione. Il virtuale non richiede alcun lavoro, ma crea una dipendenza dal fornitore e non porta nulla in caso di interruzione. Con la vendita totale, tutta la produzione è venduta e tutto il consumo acquistato. I tre montaggi non si confrontano quindi sullo stesso piano: il primo è un lotto di lavori, il secondo una clausola contrattuale, il terzo un regime di valorizzazione.
Solare + batteria virtuale: in quali casi conviene nel 2026
Profili di cantiere vincenti: casa tutta elettrica, pompa di calore, veicolo elettrico, consumo spostato
La batteria virtuale diventa interessante quando il cliente ha un consumo elettrico elevato e regolare. Tipicamente una casa tutta elettrica, una pompa di calore, uno scaldacqua pilotato, o un veicolo elettrico. Il solare produce molto di giorno. Se l’uso può essere spostato, o se la famiglia consuma anche di sera, lo stoccaggio virtuale aiuta a valorizzare il surplus immesso e poi “recuperato” più tardi secondo il contratto.
Cosa può frenare la redditività: surplus scarso, ombreggiamento, potenza mal dimensionata
Se il surplus è scarso, la batteria virtuale serve a poco. Lo stesso vale se il tetto è ombreggiato, o se la potenza FV è sovradimensionata rispetto al bisogno reale. Attenzione anche ai costi di abbonamento, alla durata dell’impegno e alle regole di conteggio. Il guadagno dipende spesso dal livello di autoconsumo e dal prezzo di acquisto del kWh.
Ordini di grandezza da verificare sul posto: consumo annuale, carico di base, potenza, orientamento
Sul posto, partite dalle bollette e dal profilo orario. Rilevate il consumo annuale, il carico di base, la potenza impegnata, poi l’orientamento e le ombre vicine. Verificate anche lo spazio disponibile in kWp e la coerenza tra produzione solare, usi pilotabili e periodi di presenza. Per approfondire, consultate i riferimenti per dimensionare il proprio impianto in autoconsumo.
Scegliere un’offerta di batteria virtuale: punti da controllare prima di firmare
Costi e clausole: abbonamento, spese di gestione, durata dell’impegno, tetti massimi
Prima di far confluire il surplus in una batteria virtuale, guardate il prezzo totale. Verificate l’abbonamento mensile, i costi di attivazione, le spese di gestione e le opzioni a volte a pagamento (accesso app, esportazione dati). Controllate la durata dell’impegno, le condizioni di recesso e i tetti massimi di kWh accreditati. Oltre questi limiti, alcuni contratti tagliano o rifatturano.
Il termine di paragone è facile da porre, ed è molto cambiato. Il decreto del 1° giugno 2026 ha soppresso il premio all’autoconsumo e fissato una tariffa di acquisto unica di 1,1 c€/kWh al netto delle imposte fino a 100 kWp, indicizzata del 2 % all’anno su un contratto di 20 anni, con l’immissione oltre 1 600 kWh/kWp/anno non remunerata. In altri termini, 1 000 kWh immessi nell’anno rendono 11 € al netto delle imposte in obbligo di acquisto. È l’importo con cui va confrontato, su dodici mesi, l’abbonamento dell’offerta di batteria virtuale. Sugli impianti messi in servizio prima del 5 giugno 2026, invece, il contratto di acquisto precedente resta in vigore e l’arbitraggio si rifà con la sua tariffa, spesso dieci volte superiore.
Sul piano fiscale, solo due cose sono acquisite. L’articolo 35 ter del codice generale delle imposte francese esenta dall’imposta sul reddito il ricavo della vendita di elettricità solare di una persona fisica, a tre condizioni cumulative: una potenza non superiore a 3 kWp, un allacciamento in due punti al massimo, e un impianto non destinato a un’attività professionale. Oltre, i ricavi rientrano negli utili industriali e commerciali. E la soglia di 9 kWp che circola non è quella: è quella dell’IVA al 5,5 % sulla fornitura e la posa.
Regole di compensazione: periodo di validità dei crediti, stagionalità, lettura contatore
Chiedete come viene calcolata la compensazione. Un kWh immesso non è sempre un kWh recuperabile. Verificate la validità dei crediti (mensile, annuale), la gestione della stagionalità (estate generosa, inverno più teso) e la frequenza di lettura. A seconda dell’operatore, i dati Linky possono arrivare con un ritardo che posticipa l’utilizzo dei crediti.
Compatibilità tecnica: contatore Linky, inverter, monitoraggio di produzione e immissione
Sul campo, confermate che il contatore Linky del cliente sia ben configurato per misurare prelievo e immissione. Verificate la compatibilità dell’inverter e del gateway di comunicazione, e la qualità del monitoraggio. Un buon cruscotto deve separare produzione, autoconsumo e immissione, altrimenti pilotate l’impianto alla cieca. Per approfondire lo sfruttamento dei dati dei contatori comunicanti, consultate sfruttare i dati.
Metodo sul campo per dimensionare un impianto solare con batteria virtuale
Fase di rilievo: storico dei consumi, usi, scenari di evoluzione (pompa di calore, veicolo elettrico)
Partite da 12 mesi di consumi (Linky, bollette). Individuate i picchi mattutini e serali, e i grandi usi diurni. Annotate gli apparecchi pilotabili (ACS, lavatrice) e quelli che non si spostano. Aggiungete uno scenario chiaro se arriva una pompa di calore o una colonnina per veicolo elettrico. Il dimensionamento solare si gioca spesso qui.
Dimensionamento FV: puntare a un buon tasso di autoconsumo senza sovradimensionare
Puntate prima sulla quota di consumo diurno. Un impianto troppo grande immette molto, e la “batteria virtuale” non compensa sempre il costo. Lavorate con un’ipotesi realistica di soleggiamento, orientamento, ombreggiamenti, e una curva mensile. Regolate la potenza per coprire una base regolare, poi pilotate gli usi. Argile traccia la disposizione falda per falda e stima la produzione in base all’orientamento e agli ombreggiamenti rilevati.
Pianificare la messa in servizio: pratiche, allacciamento, regolazioni, controllo dell’immissione
Anticipate la dichiarazione in comune, poi l’allacciamento e la convenzione di autoconsumo con il gestore di rete. All’avvio, verificate la regolazione dell’inverter, il conteggio e i limiti di immissione se richiesti. Un monitoraggio dei primi giorni evita sorprese.
Mettere in sicurezza il cantiere: normativa, garanzie e buone pratiche
Quadro amministrativo: autoconsumo con immissione, convenzione, responsabilità
Tre punti di vocabolario, perché sono sbagliati un po’ ovunque. La CACSI, convenzione di autoconsumo senza immissione, riguarda solo gli impianti che non immettono nulla: in autoconsumo con immissione fino a 36 kVA, il percorso passa da una richiesta di allacciamento, una proposta di allacciamento, poi un contratto di accesso alla rete e di esercizio firmato con Enedis. Poi, il contratto di acquisto non si firma con Enedis, che è il gestore di rete, ma con EDF Obligation d’achat o un’impresa locale di distribuzione. Infine, la scheda di service-public.gouv.fr sulla vendita del surplus è superata: verificata al 1° ottobre 2025, descrive ancora un premio all’autoconsumo rivisto ogni trimestre, da allora soppresso. Non consegnatela più a un cliente.
Il cliente resta responsabile del contratto di accesso alla rete e della scelta di valorizzazione del surplus. Da parte vostra, definire chi fa cosa evita blocchi. Pratica, tempi, referenti e messa in servizio devono essere scritti fin dal preventivo.
Il rischio che nessuno mette a contratto: la solidità del fornitore
Una batteria virtuale non è un attivo del cliente, è un credito in natura verso un fornitore di elettricità. Questo rischio si è materializzato: con decreto del 13 gennaio 2026, il ministro incaricato dell’energia ha ritirato alla società ACTELIOS SOLUTIONS, che gestiva il marchio JPME, l’autorizzazione ad acquistare elettricità per rivenderla ai clienti finali, con effetto dal 22 gennaio 2026. I clienti sono stati trasferiti a fornitori di ultima istanza senza interruzione, ma il loro montaggio di valorizzazione è scomparso.
La conseguenza pratica sta in una riga nel preventivo. Scrivete che la valorizzazione del surplus dipende da un contratto di fornitura distinto dal vostro appalto di lavori, che la sua continuità non è di vostra competenza, e che il vostro calcolo di produzione non vale alcuna promessa di risparmio. Un installatore che ha mostrato un guadagno annuo costruito su un’offerta scomparsa si ritrova solo a spiegarlo.
Contratti, assicurazioni, garanzie: decennale, materiali, conformità elettrica
Un preventivo dettagliato tutela tutti. Verificate che la vostra assicurazione decennale copra bene il fotovoltaico. Sul fronte materiali, distinguete garanzia prodotto e garanzia di prestazione. Per la sicurezza, prevedete i controlli e l’attestazione di conformità elettrica quando richiesta, con schemi e individuazione degli organi di sezionamento.
Pedagogia con il cliente: spiegare semplicemente i limiti ed evitare le promesse eccessive
Fate promesse realistiche. Produzione, risparmi e ritorno sull’investimento dipendono dall’orientamento, dalle ombre e dalle abitudini. Dite chiaramente cosa è incluso. Spiegate i punti semplici: consumo diurno, monitoraggio, manutenzione. Un cliente ben informato significa un cantiere più sereno.



