Blog/Bypass idraulico: proteggere la pompa di calore dalle basse portate
Artigiani

30 giugno 2026

5 min di lettura

Aggiornato il 1 settembre 2026

Bypass idraulico: proteggere la vostra pompa di calore dalle basse portate

Quando una pompa di calore lavora con una portata troppo bassa, i problemi arrivano in fretta: rumori, cicli brevi, allarmi e richieste di assistenza. In qualità di artigiani, potete mettere in sicurezza l'impianto fin dal riempimento con un montaggio semplice che stabilizza la circolazione, anche quando le teste termostatiche si chiudono. Il risultato è una pompa di calore più tranquilla e un cantiere che funziona senza intoppi.

Indice

Un bypass idraulico collega la mandata e il ritorno di un circuito di pompa di calore per garantire la portata minima richiesta dal costruttore, dell'ordine del 30-60 % della portata nominale. La scheda patologia E10 dell'AQC richiama il punto di prova della norma NF EN 14511-2 per le pompe di calore aria/acqua: acqua a 30 °C in ingresso al condensatore e 35 °C in uscita, cioè un regime 30/35 °C e uno scarto di 5 K, per un COP di 3,2 con aria a 7 °C all'evaporatore. A questo regime, una pompa di calore da 8 kW richiede 1,38 m³/h, e la soglia bassa al 30 % scende a 0,41 m³/h. Il bypass si posa dopo il generatore, con un diametro almeno pari a quello della rete, il più delle volte sotto forma di valvola differenziale regolata sulla pressione appena necessaria a mantenere quella portata. Senza bypass, la chiusura delle valvole termostatiche priva il circolatore di un percorso idraulico: la macchina va in blocco di sicurezza per difetto di portata e concatena cicli brevi che usurano il compressore. La regolazione si controlla in cantiere a zone chiuse, con il flussimetro o sullo scarto di temperatura mandata-ritorno, poi si riconvalida in regime normale per evitare un bypass che cortocircuiti la rete in permanenza. Abbassare la velocità del circolatore non sostituisce questo montaggio: dal 1° agosto 2015, il regolamento (CE) n. 641/2009 impone un indice di efficienza energetica EEI ≤ 0,23 ai circolatori a rotore bagnato da 1 a 2 500 W, e la riserva di prevalenza che un tempo mascherava una rete chiusa è sparita.

Comprendere il bypass idraulico e la sua utilità su una pompa di calore

A cosa serve un bypass quando la portata scende nel circuito

Su una pompa di calore, il bypass è un "ponte" tra mandata e ritorno. Quando le valvole termostatiche si chiudono o una zona si stacca, la portata può scendere. Il bypass si apre allora per garantire una portata minima nello scambiatore e stabilizzare la regolazione.

I rischi senza bypass: sicurezza, rumore, usura e guasti

Senza bypass, il circolatore forza e il rumore aumenta nelle tubazioni. La pompa di calore può andare in blocco di sicurezza (allarme portata, surriscaldamento o pressione) e moltiplicare gli arresti, il che usura il compressore e i componenti. Anche i cicli di sbrinamento diventano meno efficaci se la circolazione è troppo debole.

Differenza tra bypass idraulico, separatore idraulico e puffer

Il bypass mantiene un passaggio d'acqua quando la rete si chiude. Il separatore idraulico assicura un disaccoppiamento idraulico tra circuito della pompa di calore e circuiti di riscaldamento, utile con più circolatori. Il puffer aggiunge volume per limitare il ciclaggio breve e livellare le esigenze.

La NF DTU 65.16 traccia il confine: riguarda le pompe di calore a compressione elettrica di potenza termica nominale massima inferiore o pari a 70 kW, e il suo campo si ferma alla partenza della rete idraulica, fino all'eventuale puffer o separatore idraulico. Per quest'ultimo richiama la regola dei "3d", un diametro almeno pari a tre volte quello della tubazione principale. Il bypass non sostituisce né l'uno né l'altro: garantisce un passaggio d'acqua, non un volume d'acqua.

Individuare le situazioni in cui un bypass diventa indispensabile

Radiatori con teste termostatiche: chiusure e portata minima non garantita

In una rete di radiatori, le teste termostatiche possono chiudere quasi tutte le vie. Il circolatore si ritrova senza percorso idraulico, la portata minima non è più garantita e la pompa di calore o la caldaia può andare in blocco di sicurezza. Un bypass, spesso sotto forma di bypass differenziale, mantiene una circolazione quando le valvole si chiudono e limita i rumori di sibilo.

Pavimento radiante con anse corte: perdite di carico e portate instabili

Con un pavimento radiante, anse molto corte o mal bilanciate creano basse resistenze. La portata segue il percorso più facile, la regolazione diventa nervosa e le perdite di carico variano da un'ansa all'altra. Un bypass aiuta a stabilizzare le portate e a proteggere il circolatore durante le chiusure del collettore. Per approfondire questo fenomeno, vedere le perdite di carico nelle reti idrauliche di riscaldamento.

Ristrutturazione ed estensioni: mix vecchio/nuovo, fanghi, filtri intasati

In ristrutturazione o durante un'estensione, si mescolano spesso radiatori vecchi, emettitori nuovi e accessori come il defangatore o il filtro. Se l'acqua è carica, un filtro intasato o dei fanghi aumentano bruscamente la resistenza. Il bypass offre un percorso di riserva, il tempo di spurgare, pulire e ritrovare una circolazione più regolare.

Dimensionare e posizionare un bypass per mettere in sicurezza la portata minima

Scegliere il tipo: bypass automatico (differenziale) o valvola manuale

Il bypass automatico (valvola differenziale) si apre quando la pressione sale, ad esempio quando le valvole termostatiche si chiudono. Mantiene una portata minima senza sorveglianza e limita i rumori. La valvola manuale resta un'opzione semplice su piccoli impianti, ma cortocircuita in continuo una parte della portata e può peggiorare la resa se troppo aperta.

Dove posizionarlo: mandata/ritorno, prima o dopo circolatori e organi di regolazione

Posizionate il bypass tra mandata e ritorno idraulici, in una zona dove la differenza di pressione riflette bene la chiusura degli emettitori. In pratica, lo si posiziona spesso a valle del circolatore e a monte degli organi che possono chiudersi (valvole di zona, teste termostatiche), oppure sull'ansa più sfavorita per captare il ΔP reale. Lato diametro, restate almeno al calibro della rete e mantenete la velocità dell'acqua nell'intervallo di distribuzione corrente, da 0,5 a 1,0 m/s: un bypass più stretto fischia e non lascia passare la portata minima.

Regolazioni sul campo: set point, ΔP e controllo della portata minima del costruttore

Regolate il set point del ΔP in modo che resti appena necessario al mantenimento della portata minima richiesta dal costruttore (pompa di calore, caldaia). Controllate in sito a portata ridotta (zone chiuse) con flussimetro, lettura pompa, o misura della temperatura di mandata e ritorno. Regolate progressivamente, poi rivalidate in regime normale per evitare un bypass troppo attivo.

La portata si calcola prima di misurarla, con Q (m³/h) = P (kW) / (1,163 × ΔT). Al regime 30/35 °C, cioè uno scarto di 5 K, una pompa di calore da 8 kW richiede 1,38 m³/h; a ΔT 10 K ne richiede solo 0,69. La soglia di portata minima si sposta quindi con la curva di riscaldamento, ed è lei a dare l'obiettivo da tenere quando le zone si chiudono.

Scarto mandata/ritorno Portata di una pompa di calore da 8 kW Soglia bassa al 30 %
5 K, regime 30/35 °C 1,38 m³/h 0,41 m³/h
7 K 0,98 m³/h 0,29 m³/h
10 K 0,69 m³/h 0,21 m³/h

Messa in opera e regolazioni: un metodo semplice, efficace e conforme nel 2026

Procedura di messa in servizio: spurgo, bilanciamento, controllo delle temperature

Dopo il riempimento, effettuate uno spurgo completo di ogni ansa, poi stabilizzate la portata. Su pavimento radiante o radiatori, regolate il bilanciamento per evitare che un circuito assorba gli altri. Verificate che il bypass sia regolato secondo il manuale, per garantire una portata minima quando le valvole si chiudono. Concludete con un controllo delle temperature di mandata e ritorno, e una curva di riscaldamento coerente.

Test da effettuare: chiusura degli emettitori, misure di ΔT e verifica anti-cicli

Chiudete progressivamente gli emettitori, uno per uno, e osservate la reazione. Misurate il ΔT reale tra mandata e ritorno in regime stabilito, poi confrontatelo con l'obiettivo del costruttore. Controllate l'anti-cicli, durata minima di funzionamento, temporizzazione, eventuale puffer. Se la macchina si avvia troppo spesso, rivedete portata, set point e isteresi.

Buone pratiche 2026: tracciabilità di cantiere, manuale del costruttore, fascicolo RGE

Nel 2026, la conformità passa anche dalla prova. Mantenete una tracciabilità di cantiere semplice: foto, schema idraulico, rilievi delle regolazioni, schede materiali, e copia del manuale. Archiviate tutto nel fascicolo RGE, utile in caso di controllo MaPrimeRénov' o CEE, e per l'assistenza. La cosa più semplice è raccogliere foto, rilievi e documenti man mano nel fascicolo di cantiere, invece che al momento del controllo.

Risoluzione dei problemi: diagnosticare un bypass mal regolato o assente

Sintomi tipici: allarme portata, alta pressione, cicli brevi e COP in calo

Un bypass assente o chiuso si riconosce spesso da una portata instabile sul display, allarmi "portata insufficiente" e una salita rapida in alta pressione. Su una pompa di calore, ciò si traduce anche in cicli brevi: si avvia, sale rapidamente in temperatura, si arresta, poi ricomincia. Il risultato è un COP in calo e il cliente ha la sensazione di un riscaldamento "nervoso".

Errori frequenti: bypass troppo aperto, posizione sbagliata, valvole di ritegno invertite

Al contrario, un bypass troppo aperto cortocircuita l'impianto. Il ritorno diventa troppo caldo, la curva di riscaldamento perde leggibilità e gli emettitori riscaldano male. Altri errori classici: bypass posato nel punto sbagliato, per esempio troppo lontano dalla pompa di calore o senza differenziale di pressione. Oppure valvole di ritegno montate al contrario, che creano circolazioni parassite.

Azioni correttive: regolazione, bilanciamento, disincrostazione e controllo del circolatore

Iniziate con una regolazione fine del bypass per garantire una portata minima senza cortocircuito. Verificate il bilanciamento delle anse e l'apertura delle valvole. Se le temperature "derivano", prevedete una disincrostazione e un risciacquo del filtro. Concludete con il controllo del circolatore: velocità, curva, senso di montaggio e presenza di aria.

Dal 1° agosto 2015, il regolamento (CE) n. 641/2009, modificato dal regolamento (UE) n. 622/2012, impone un indice di efficienza energetica EEI ≤ 0,23 ai circolatori a rotore bagnato da 1 a 2 500 W. Aumentare la velocità per compensare un bypass assente si paga in rumore e cicli brevi, senza mai ristabilire la portata nello scambiatore.

Numeri chiave

30-60 %

Portata minima del costruttore

30/35 °C

Punto di prova NF EN 14511-2

EEI ≤ 0,23

Circolatori dal 2015

Domande frequenti

Regolatelo affinché si apra solo in caso di chiusura degli emettitori: in pratica, partite da circa 0,2-0,3 bar (200-300 mbar) poi regolate per eliminare i sibili ed evitare gli allarmi portata. Verificate poi il ΔT mandata/ritorno e l'assenza di apertura permanente (altrimenti rimandate troppa acqua calda al ritorno e peggiorate il COP).

Condividi questo articolo

Louis Airy

Louis è COO di Argile. Dopo quattro anni di consulenza strategica e quasi due come chief of staff nell'adattamento dell'abitazione e nel riuso, è entrato in Argile nel marzo 2024. A contatto quotidiano con le imprese certificate, segue i certificati di risparmio energetico, gli incentivi alla ristrutturazione e l'IVA agevolata, e rivede gli articoli interessati quando cambia un importo. Ciò che scrive è ciò che poi verifica su preventivi reali.

Da leggere anche

Monitoraggio e rapporto di cantiere

Con argile

Il rapporto di cantiere, compilato sul posto ed esportato in PDF

Pianificazione, avanzamento, foto datate e chiusura delle riserve alimentano il rapporto di cantiere, esportato in PDF e collegato alla scheda cliente, mentre il cliente finale segue le stesse informazioni dal suo spazio dedicato.

Artigiani1 luglio 2026
Separatore idraulico: separare circuito primario e secondario

Quando una pompa di calore o una caldaia alimenta più zone, le portate iniziano presto a interferire tra loro. Separando chiaramente la produzione dalla distribuzione, si stabilizzano i circolatori, si facilita l'equilibratura e si evitano ritorni troppo freddi che fanno crollare il rendimento. Il risultato è un impianto più semplice da regolare, con meno interventi di assistenza post-vendita.

6 minuti di lettura

Artigiani22 luglio 2026
Carica di fluido frigorigeno: calcolo e precauzioni

La carica di fluido frigorigeno determina due cose: il rendimento della macchina e i vostri obblighi normativi. I secondi non si leggono in chili ma in tonnellate di CO2 equivalente, e la conversione si riduce a una moltiplicazione per il GWP. Ecco la tabella di conversione per fluido, quella delle periodicità di controllo e ciò che si documenta dopo ogni intervento.

5 min di lettura

Rivela la tua competenza

Una demo, e vedi la tua competenza dimostrata.

Contattaci